Nel Veneto tira una brutta aria, anche Padova non scherza

Posted by MES

Guardando i resoconti stilati da Arpav sulla qualità dell’aria, emergono dati ancora pesanti, in particolare per quanto riguarda il Pm10. Nel 2009, subito dopo Verona con 104 superamenti del limite di concentrazione fissato dalla normativa europea, troviamo Padova con 102 superamenti, Venezia con 92, Vicenza con 83 e Treviso con 72. Se pensiamo che il limite giornaliero non dovrebbe essere superato per più di 35 volte l’anno, ben si comprende la gravità della situazione.

Nei primi 21 giorni dell’anno, abbiamo Padova e Vicenza che hanno già 15 superamenti, con Verona e Treviso che seguono a quota 14. Di questo passo raggiungeremo presto quel limite dei 35 superamenti, che la Comunità Europea ha confermato anche per le Regioni del Nord Italia, respingendo solo pochi mesi fa, la loro richiesta di deroga fino al 2011. Quindi, dato il perdurare di questa situazione, ci attendono pesanti sanzioni pecuniarie che ricadranno sulla collettività.

E’ quasi paradossale vedere l’assoluta inoperosità dei nostri amministratori, senza distinzione di luogo o di colore politico, di fronte a quest’impietosa fotografia della qualità dell’aria. Chi inquina può continuare ad inquinare, mentre sui cittadini ricadono i comprovati effetti sulla salute, i costi sociali delle malattie generate ed ora anche il prezzo delle sanzioni comunitarie.

Dove sono finiti gli impegni della Regione contenuti in un seppur blando “Piano di Tutela dell’Atmosfera”, il suo ruolo di coordinamento, la sua programmazione per ridurre le emissioni? Che fine hanno fatto i tavoli di concertazione con i comuni che con tanto clamore erano stati attivati dalla provincia? Tolte le domeniche ecologiche, già di per se assolutamente riduttive, quali sono ora le strategie del comune di Padova?

Noi vediamo che la Regione Veneto rafforza gli investimenti sulle strade e rimane inadeguata sul potenziamento del trasporto su ferrovia, sostiene la costruzione di nuovi impianti d’incenerimento anziché incentivare il ciclo virtuoso della raccolta differenziata. Notiamo che la provincia di Padova ha letteralmente abbassato la guardia su questo tema, evitando persino di coordinare coinvolgere i Comuni nella definizione di strategie condivise. Registriamo che il comune di Padova ha abdicato al suo ruolo di capofila, abolendo la pratica delle targhe alterne, delle domeniche ecologiche preferendo trincerarsi dietro interventi alternativi come il tram e qualche pannello solare, che hanno prodotto miglioramenti purtroppo marginali nelle emissioni, che tra l’altro rischiano di essere vanificati dalla pesante strategia messa in atto nell’impianto d’incenerimento di Camin.

Il mese scorso, a seguito di un esposto del Codacons, il governatore della Lombardia è stato indagato per le presunte violazioni dell’articolo 674 intitolato “getto pericoloso di cose in luogo pubblico”», ricevendo ovviamente la solidarietà trasversale di tutti gli amministratori. Nessuno pensa che la via giudiziaria sia risolutiva dei problemi, ma certamente andrà verificata la possibilità di una “class action” che abbia come obiettivo minimo quello di rilanciare l’attenzione sul problema, costringendo i nostri amministratori a adottare una strategia complessiva che porti a ridurre drasticamente il livello dell’inquinamento. Meno strade e più ferrovie, più trasporto pubblico e più piste ciclabili, più restrizioni nelle emissioni industriali, più investimenti nel risparmio energetico e nella bioedilizia, chiusura degli inceneritori e adozione del percorso “rifiuti zero”. Una sfida che richiede l’impegno di tutti.

Francesco Miazzi – “IDEA” per il Veneto

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