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	<title>Movetico &#187; MES per l&#8217;ambiente</title>
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	<description>Movimento Etico Solidale</description>
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		<title>Nuove borse in cotone per una spesa ecologica</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 15:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MES</dc:creator>
				<category><![CDATA[MES per l'ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Un prodotto certificato Fairtrade e proposto da Nordiconad. E' importante abituarsi a non usare i sacchetti di plastica ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/ShoppingBag1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2261" style="margin: 2px;" title="ShoppingBag1" src="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/ShoppingBag1.jpg" alt="" width="152" height="212" /></a>Per una spesa ecologica, l’insegna presente in Liguria, Piemonte, Valle D’Aosta ed Emilia, dal 13 aprile inserisce gli shoppers in cotone coltivato in India. E Alber’s propone in 200 punti vendita i calzini Bio e Fairtrade</p>
<p>Nuovi prodotti in cotone certificato <a href="http://www.fairtradeitalia.it/">Fairtrade</a>. Le novità di questa primavera sono le borse in cotone proveniente da organizzazioni di produttori dell’India che saranno proposte nei punti vendita Conad della Liguria (esclusa La Spezia), del Piemonte, della Valle D’Aosta e dell’Emilia (province di Bologna, Modena, Ferrara e città di Mantova). Le borse saranno inserite in una proposta dei supermercati all’insegna dell’ecologia per spingere i consumatori ad utilizzare borse riutilizzabili al posto degli shoppers in plastica. Saranno evidenziate da volantini, poster e speciali espositori nei punti vendita.</p>
<p>La proposta di Conad segue quella di Lidl che dallo scorso anno distribuisce borse in cotone Fairtrade. L’azienda produttrice, Tarameen, oltre ad acquistare la materia prima da produttori certificati, si distingue perché garantisce una filiera socialmente sostenibile (<a href="http://www.tarameen.com/">www.tarameen.com</a>).</p>
<p>In questo periodo è iniziata anche la distribuzione di calzini in cotone bio e Fairtrade sempre proveniente dall’India da Alber’s, azienda specializzata nella produzione di calze, calzini e collant. Polsini particolarmente morbidi, lavorazione superelastica, punte rimagliate a mano. Si trovano in 200 punti vendita, principalmente nel Nord Italia, delle insegne Despar, Poli, Iperal, Migross, Sisa, Conad, Crai, Il Tulipano e Coal.<br />
Per informazioni: www.alber.it</p>
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		<title>Emissione della centrale Enel di Porto Tolle</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 11:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MES</dc:creator>
				<category><![CDATA[MES per l'ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Fondamentale ruolo della magistratura rodigina sui possibili rischi per la salute]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/centrale-Polesine-Camerini-1_0.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1655" style="margin: 2px;" title="centrale Polesine Camerini 1_0" src="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/centrale-Polesine-Camerini-1_0.jpg" alt="" width="269" height="300" /></a>Filtra in questi giorni la notizia di forti pressioni, anche se poco visibili e manifeste, nei confronti della magistratura rodigina impegnata da tempo in inchieste che coinvolgono la centrale Enel di Porto Tolle e le conseguenze sul territorio e sulla popolazione dell’inquinamento prodotto. In particolare le indagini si stanno concentrando sul nesso causale delle emissioni in atmosfera della centrale e la presenza, in percentuali superiori alla media, di malattie respiratorie, soprattutto nei bambini. Tra gli indagati responsabili Enel di oggi e di ieri e fra questi anche il progettista della nuova centrale a carbone in costruzione dopo il via libera del governo e della regione alla riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle.</p>
<p>La recente sentenza di Adria che ha condannato i vertici Enel ha dimostrato come questa centrale abbia provocato un profondo inquinamento del territorio che, oggi, con la scellerata scelta di riconvertire la centrale a carbone, rischia di continuare e di peggiorare le condizioni sanitarie della popolazione a ridosso dell’impianto. L’inchiesta in corso può dimostrare quanto pericolosa sia stata e quanto abbia inciso sulla salute la presenza di questo impianto, che ha operato per decenni in deroga alle norme ambientali comunitarie. E la possibile localizzazione, proprio nel delta del Po, di una centrale nucleare, alla luce di quanto si è appreso da ricerche europee sull’incidenza di leucemie infantili nella popolazione a ridosso delle centrali nucleari (in un raggio di 50 km), non può che preoccupare ulteriormente le popolazioni del delta rodigino. Un accumulo di fonti di inquinamento e di livelli di emissioni e di ricadute al suolo di inquinanti che non può che produrre maggiori rischi per la salute ed anche, non secondariamente, un progressivo peggioramento dell’ambiente e del valore che questo rappresenta, sia come ecosistema, sia come risorsa economica.</p>
<p>Rivolgiamo il nostro ringraziamento alla magistratura rodigina per la tenacia con cui ha portato avanti queste indagini e tutto il nostro appoggio per un esito esaustivo di quanto ancora in corso. Facciamo un invito a sostenere questo prezioso lavoro di indagine anche alle forze politiche e sociali rodigine e a tutti coloro che hanno a cuore la verità e, soprattutto, la difesa della salute e del territorio.</p>
<p>28/01/2010                 Gianfranco Bettin – consigliere regionale Verdi Veneto</p>
<p>Articoli sull&#8217;argomento<br />
<a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/28-gennaio-2010/porto-tolle-indagati-vertici-dell-enel-1602363110379.shtml">Porto Tolle, indagati i vertici dell’Enel</a><br />
(gio, 28 gen 2010 – CORRIERE VENETO )<a href="../wp-content/uploads/Idea-etica-e-ambiente-per-il-Veneto.pdf"></a></p>
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		<title>Nel Veneto tira una brutta aria, anche Padova non scherza</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 07:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MES</dc:creator>
				<category><![CDATA[MES per l'ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[I resoconti Arpav non registrano nulla di buono ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/PM10.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1625" style="margin: 2px;" title="71562193" src="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/PM10.jpg" alt="" width="144" height="215" /></a>Guardando i resoconti stilati da Arpav sulla qualità dell’aria, emergono dati ancora pesanti, in particolare per quanto riguarda il Pm10. Nel 2009, subito dopo Verona con 104 superamenti del limite di concentrazione fissato dalla normativa europea, troviamo Padova con 102 superamenti, Venezia con 92, Vicenza con 83 e Treviso con 72. Se pensiamo che il limite giornaliero non dovrebbe essere superato per più di 35 volte l’anno, ben si comprende la gravità della situazione.</p>
<p>Nei primi 21 giorni dell’anno, abbiamo Padova e Vicenza che hanno già 15 superamenti, con Verona e Treviso che seguono a quota 14. Di questo passo raggiungeremo presto quel limite dei 35 superamenti, che la Comunità Europea ha confermato anche per le Regioni del Nord Italia, respingendo solo pochi mesi fa, la loro richiesta di deroga fino al 2011. Quindi, dato il perdurare di questa situazione, ci attendono pesanti sanzioni pecuniarie che ricadranno sulla collettività.</p>
<p>E’ quasi paradossale vedere l’assoluta inoperosità dei nostri amministratori, senza distinzione di luogo o di colore politico, di fronte a quest’impietosa fotografia della qualità dell’aria. Chi inquina può continuare ad inquinare, mentre sui cittadini ricadono i comprovati effetti sulla salute, i costi sociali delle malattie generate ed ora anche il prezzo delle sanzioni comunitarie.</p>
<p>Dove sono finiti gli impegni della Regione contenuti in un seppur blando “Piano di Tutela dell’Atmosfera”, il suo ruolo di coordinamento, la sua programmazione per ridurre le emissioni? Che fine hanno fatto i tavoli di concertazione con i comuni che con tanto clamore erano stati attivati dalla provincia? Tolte le domeniche ecologiche, già di per se assolutamente riduttive, quali sono ora le strategie del comune di Padova?</p>
<p>Noi vediamo che la Regione Veneto rafforza gli investimenti sulle strade e rimane inadeguata sul potenziamento del trasporto su ferrovia, sostiene la costruzione di nuovi impianti d’incenerimento anziché incentivare il ciclo virtuoso della raccolta differenziata. Notiamo che la provincia di Padova ha letteralmente abbassato la guardia su questo tema, evitando persino di coordinare coinvolgere i Comuni nella definizione di strategie condivise. Registriamo che il comune di Padova ha abdicato al suo ruolo di capofila, abolendo la pratica delle targhe alterne, delle domeniche ecologiche preferendo trincerarsi dietro interventi alternativi come il tram e qualche pannello solare, che hanno prodotto miglioramenti purtroppo marginali nelle emissioni, che tra l’altro rischiano di essere vanificati dalla pesante strategia messa in atto nell’impianto d’incenerimento di Camin.</p>
<p>Il mese scorso, a seguito di un esposto del Codacons, il governatore della Lombardia è stato indagato per le presunte violazioni dell&#8217;articolo 674 intitolato &#8220;getto pericoloso di cose in luogo pubblico&#8221;», ricevendo ovviamente la solidarietà trasversale di tutti gli amministratori. Nessuno pensa che la via giudiziaria sia risolutiva dei problemi, ma certamente andrà verificata la possibilità di una “class action” che abbia come obiettivo minimo quello di rilanciare l’attenzione sul problema, costringendo i nostri amministratori a adottare una strategia complessiva che porti a ridurre drasticamente il livello dell’inquinamento. Meno strade e più ferrovie, più trasporto pubblico e più piste ciclabili, più restrizioni nelle emissioni industriali, più investimenti nel risparmio energetico e nella bioedilizia, chiusura degli inceneritori e adozione del percorso “rifiuti zero”. Una sfida che richiede l’impegno di tutti.</p>
<p>Francesco Miazzi – “IDEA” per il Veneto</p>
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		<title>Acqua. Ci vuole un patto d&#8217;amistà</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 11:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MES</dc:creator>
				<category><![CDATA[MES per l'ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Orripilante privatizazione di un bene comune]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/piave.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1275" style="margin: 2px;" title="piave" src="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/piave.jpg" alt="piave" width="141" height="108" /></a>Un articolo di<a href="http://www.alfredogiacon.com/"> Alfredo Giacon</a> pubblicato dal <a href="http://mattinopadova.gelocal.it/">Mattino di Padova</a>, <a href="http://nuovavenezia.gelocal.it/">La nuova Venezia</a> e <a href="http://tribunatreviso.gelocal.it/">La Tribuna di Treviso</a> che ricorda l&#8217;antico «Patto d&#8217;amistà», siglato tra tra San Donà e Musile di Piave, una dimostrazione che esistono soluzioni per preservare un bene collettivo come l&#8217;acqua.</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo <a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/acqua_piave.pdf">acqua_piave</a></p>
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		<title>Acqua bene comune</title>
		<link>http://www.movetico.org/acqua-bene-comune/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 12:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MES</dc:creator>
				<category><![CDATA[MES per l'ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Un interessante intervento del giornalista Paolo Rumiz prima dell'approvazione del decreto sulla privatizzazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/acqua_val_dultimo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1252" style="margin: 2px;" title="acqua_val_dultimo" src="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/acqua_val_dultimo.jpg" alt="acqua_val_dultimo" width="204" height="188" /></a><em>Alcuni passi di un interesante intervento del giornalista di Repubblica <strong>Paolo Rumiz</strong>, tenuto alla facoltà di Scienze politiche Università La Sapienza di Roma, il 12 marzo 2009 prima dell&#8217;approvazione del decreto sulla privatizzazione.</em></p>
<p>&#8220;All&#8217;acqua sono arrivato solo pochi mesi fa, quasi per caso, grazie a una segnalazione di Emilio Molinari. Era successo che era stata approvata una legge che rendeva inevitabile la privatizzazione dei servizi idrici.</p>
<p>La svendita di un patrimonio comune, mascherata da rivoluzione efficentista.</p>
<p>Il popolo era rimasto tagliato fuori da tutto. Gli interessi attorno all&#8217;operazione erano così trasversali che i giornali avevano taciuto, i  partiti e i sindacati pure. Mi sembrava inverosimile che una simile enormità potesse passare sotto silenzio. Così ne ho scritto. E la pioggia di lettere attonite che ho ricevuto in risposta hanno confermato l&#8217;assunto. L&#8217;Italia non ne sapeva niente</p>
<p>Non entro nello specifico di questa scandalosa ruberia inflitta agli italiani.  Dico solo che occupandomene, dopo 35 anni di mestiere, ho provato lo stesso brivido della guerra dei Balcani.<br />
Come allora, ho avuto la certezza che cadesse un sipario di bugie, e si  svelasse la verità nuda di una rapina ai danni del Paese e dei suoi abitanti, l&#8217;ultimo assalto a un territorio già sfiancato dalle mafie, dalle<br />
tangenti e dalla dilapidazione del bene comune.</p>
<p>I giornali pompano mille emergenze minori per non farci vedere quelle realmente importanti.</p>
<p>Noi non dobbiamo sapere che esiste un&#8217;altra e più grave emergenza: la distruzione del territorio.<br />
Siamo in guerra. Una guerra contro i territori. In Italia è iniziata la guerra per l&#8217;accaparramento delle ultime risorse.<br />
Sta già avvenendo: cementificazione dei parchi naturali&#8230; requisizionedelle sorgenti&#8230; privatizzazione dell&#8217;acqua pubblica&#8230; discariche e inceneritori negli spazi più incontaminati del Paese. Ritorno al nucleare. Grandi opere imposte con la militarizzazione dei territori e la distruzione di interi habitat. Fiumi già in agonia, disseminati di ulteriori centrali idroelettriche. Impianti eolici che stanno cambiando i connotati all&#8217;Appennino.</p>
<p>Tutto conduce su questa strada: la ricorrente invocazione di poteri forti ai danni del parlamento. Il fallimento del pubblico e l&#8217;invadenza del privato. La sottrazione delle risorse ai comuni. Lo smantellamento della democraziadiretta. La corsa a un federalismo irresponsabile che assomiglia tanto a una licenza di sperpero. La deregulation legislativa. La crisi della scuola e delle università. La visione speculativa e finanziaria dell&#8217;economia.</p>
<p>Il &#8220;Paese profondo&#8221; si è talmente  indebolito che oggi l&#8217;atteggiamento predatorio che abbiamo rivolto prima<br />
verso la Libia o l&#8217;Etiopia e poi verso l&#8217;Est Europa, può essere rivolto verso l&#8217;Italia medesima senza il rischio di una rivoluzione.<br />
Anche noi diventiamo discarica, miniera, piantagione. E anche da noi i territori deboli sono lasciati completamente soli di fronte ai poteri forti<br />
Come le tribù centro-africane. Guardate cosa succede con l&#8217;eolico. Gli emissari di una multinazionale dell&#8217;energia si presentano a un comune di cinquecento-mille abitanti. Offrono centomila euro l&#8217;anno per due o tre pale eoliche alte come grattacieli di trenta piani. Il sindaco al verde non ha alternative. Accetta. Per lui quelle pale sono il solo modo per pagare l&#8217;illuminazione pubblica e gli impiegati la Regione e lo Stato non intervengono. In nome dell&#8217;emergenza energetica passano sopra a tutto, anche a un bene primario come il paesaggio.</p>
<p>Oggi la rete eolica italiana non è il risultato di un piano ma del caso.  Con l&#8217;acqua la situazione è ancora più limpida. Vi racconto cose che ho visto personalmente.</p>
<p><strong>Alta Val di Taro</strong>. C&#8217;è una fabbrica di acque minerali che succhia dalle falde appenniniche in modo così potente che nei momenti di siccità gli abitanti del paese &#8211; noto fino a ieri per le sue fonti terapeutiche e oggi semi abbandonato &#8211; restano senz&#8217;acqua nelle condutture pubbliche.</p>
<p>C&#8217;è una protesta ma il sindaco tranquillizza tutti in consiglio comunale.  &#8220;Non abbiate paura &#8211; dice &#8211; quando mancherà la nostra acqua, la fabbrica pomperà la Suanei nostri tubi&#8221;. L&#8217;acqua del paese è data già per persa,  requisita dai padroni delle minerali. L&#8217;idea che si tratti di un bene pubblico e prioritario non sfiora né il sindaco né la popolazione rassegnata.</p>
<p><strong>Recoaro</strong>, provincia di Vicenza. Una pattuglia di &#8220;tecnici dell&#8217;acqua&#8221; (così si presentano), fanno visita a una vecchia che vive sola in una frazione di montagna. Le chiedono di poter fare delle verifiche alle falde. La donnapensa che siano del Comune. Il lavoro dura un mese. I tecnici trivellano, trovano acqua. Poi chiudono il pozzo aperto con dei sigilli. A distanza dimesi si scopre che la fabbrica di acque minerali giù in valle sta facendo uncensimento delle fonti potabili in quota, in vista della grande sete prossima ventura della Terra in riscaldamento climatico. I parenti della donna si accorgono del maltolto e sporgono denuncia. Scoprono di essersi mossi appena in tempo per evitare l&#8217;usocapione del pozzo. Il sindaco tace.<br />
Gli abitanti di Recoaro pure. Ciascuno vende le sue fonti in separata sede.</p>
<p><strong>Castel Juval</strong>, in val Venosta. Qui potete fare le vostre verifiche da soli Vi sedete al ristorante dell&#8217;agriturismo di Reinhold Messner e chiedete dell&#8217;acqua. Scoprirete di avere due opzioni. L&#8217;acqua minerale &#8211; la notissima acqua propagandata dall&#8217;alpinista sud-tirolese &#8211; e l&#8217;acqua di fonte. La fonte di Reinhold Messner. Ebbene, anche questa è a pagamento. Metà prezzo rispetto a quella in bottiglia, ma anch&#8217;essa a pagamento. E la gente beve, estasiata.</p>
<p>Come gli abitanti della Somalia o del Mali, siamo disposti a pagare ciò che ci sarebbe dovuto gratuitamente. Abbiamo rinunciato a considerare l&#8217;acqua come pubblico bene. La nostra sconfitta, prima che<br />
economica, è culturale. La grande vittoria del secolo scorso fu l&#8217;acqua nelle case. Oggi abbiamo accettato di tornare indietro. Siamo ridiventati portatori d&#8217;acqua. Come gli etiopi, arranchiamo per le strade con carichi<br />
inverosimili d&#8217;acqua e non riflettiamo che il valore reale della medesima è appena un centesimo del costo della bottiglia. Meno del costo della colla necessaria a fissare l&#8217;etichetta.</p>
<p>Il dramma non è solo lo scempio delle risorse, ma la nostre insensibilità alla rapina in atto. Abbiamo accettato di farci derubare. Siamo un popolo rassegnato, e i signori delle risorse lo sanno perfettamente. Il dossier di un&#8217;azienda multinazionale finlandese descrive così una regione italiana del centro: &#8220;facilità di penetrazione, costi d&#8217;insediamento minimi, zero conflittualità sociale&#8221;. Soprattutto, &#8220;poche obiezioni ecologiche&#8221;.<br />
Sembra il Congo, invece è Italia.</p>
<p><a href="http://altocasertano.wordpress.com/2009/03/17/roma-acqua-bene-comune-storia-civilta-vita-a-cura-di-paolo-rumiz-giornalista/">leggi intervento integrale</a><br />
<em>(foto p.m. Val D&#8217;Ultimo) </em></p>
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		<title>Liberalizzata l&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 08:41:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MES</dc:creator>
				<category><![CDATA[MES per l'ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Associazioni pronte al referendum per abrogare le legge appena approvata che impone la privatizzazione di un bene comune]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/acqua.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1226" style="margin: 2px;" title="acqua" src="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/acqua.jpg" alt="acqua" width="273" height="189" /></a>Il governo ha ottenuto la fiducia alla camera sul <strong>decreto Ronchi</strong> con 320 voti a favori e 270 contro che prevede <strong>liberalizzazioni nei servizi pubblici</strong>, tra cui l’erogazione dell’acqua. Il decreto infatti doveva essere convertito in legge entro il 24 novembre pena la decadenza.</p>
<p>Il ministro per le politiche comunitarie Andrea Ronchi ha affermato &#8220;l’acqua è un bene pubblico&#8221; e il &#8220;decreto non ne prevede la privatizzazione&#8221;. &#8220;Nel provvedimento viene rafforzata la concezione che l’acqua è un bene pubblico, indispensabile. Si vogliono combattere i monopoli, le distorsioni, le inefficienze con l’obiettivo di garantire ai cittadini una qualità migliore e prezzi minori&#8221;.<br />
Le associazione dei consumatori dicono che con la liberalizzazione ci saranno aumenti dal 30% e il 40%. Occorrono tre anni perché questo sistema vada a regime.<br />
<strong>Le associazioni sono pronte al referendum</strong>.</p>
<p>In 16 novembre si era conclusa la raccolta di firme promossa dalla <a href="http://www.cevi.coop/petizione.php">Cevi </a>ed era stata raggiunta quota 4000.  L&#8217;appello con le firme era stato consegnato ai parlamentari della regione sabato 14 novembre a Udine dopo il Funerale dell&#8217;acqua.</p>
<p><a href="http://www.la7.it/news/dettaglio_video.asp?id_video=33184&amp;cat=politica">video su La7</a></p>
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		<title>Campagna nazionale contro privatizzazione dell’acqua</title>
		<link>http://www.movetico.org/campagna-nazionale-contro-la-privatizzazione-dell%e2%80%99acqua/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 14:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MES</dc:creator>
				<category><![CDATA[MES per l'ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Per salvare un bene di tutti i cittadini firma la petizione ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/SalvaAcqua.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1127" style="margin: 2px;" title="SalvaAcqua" src="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/SalvaAcqua.jpg" alt="SalvaAcqua" width="227" height="227" /></a>Il 10 settembre scorso il governo ha approvato il decreto legge 135/09 che entro il 24 novembre attende il via libera del Senato e rischia di diventare legge che privatizza l’acqua, ossia sottrae ai cittadini il bene più prezioso per consegnarlo a partire dal 2011 nella mani delle multinazionali. Se il parlamento convertirà in legge il decreto consigli comunali e sindaci saranno espropriati dalla gestione dell’acqua che sarà privatizzata e consegnata al mercato.</p>
<p><strong>Per impedire questo attacco ad un bene comune e salvare l’acqua è necessario firmare l’appello “Salva l’Acqua” a cura Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua</strong></p>
<p><a href="http://www.petizionionline.it/petizione/campagna-nazionale-salva-lacqua-il-governo-privatizza-l-acqua-/133">Firma la petizione </a><br />
<a href="http://www.cevi.coop/petizione.php ">www.cevi.coop/petizione.php </a><br />
Articoli sull&#8217;argomento<br />
<a href="http://petrolio.blogosfere.it/2009/11/oggi-lacqua-e-domani-privatizziamo-laria.html">blogosfere</a><br />
<a href="http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=284542497fad48de">oknotizie </a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Separare il vetro</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 14:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MES</dc:creator>
				<category><![CDATA[MES per l'ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Verona promiuove la raccolta differenziata per colore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/bottiglia_latte.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1107" style="margin: 2px;" title="bottiglia_latte" src="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/bottiglia_latte.jpg" alt="bottiglia_latte" width="119" height="165" /></a>E’ <a href="http://portale.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=1">Verona </a>il primo capoluogo italiano a promuovere la raccolta differenziata del vetro con separazione di colore. Il progetto pilota ha preso avvio il 9 novembre (<a href="http://www.larena.it/stories/Cronaca/101906_raccolta_differenziata_un_altro_primato/">leggi articolo su L&#8217;Arena</a>)<br />
“Questa particolare modalità di raccolta – sottolinea Enzo Cavalli, presidente di Consorzio Recupero Vetro &#8211; rappresenta una risposta efficace alla principale criticità dell’attuale sistema di recupero del vetro: dal rottame di vetro di colore misto (il solo ‘generato’ in Italia dalla raccolta differenziata) non è possibile creare contenitori di colore bianco-trasparente. Differenziando il vetro colorato da quello incolore è, invece, possibile ovviare a questo inconveniente, aumentando le quantità avviate a riciclo e rendendo più efficiente il sistema” (tratto da <a href="http://www.sestopotere.com/index.ihtml?step=2&amp;rifcat=196&amp;Rid=229477 ">Sestopotere</a>)</p>
<p>Questa tipologia di raccolta esiste da decenni in <strong>Svizzera </strong>e <strong>Germania </strong>ed è molto apprezzata dalla popolazione. Il vetro è riciclabile all’infinito destinando il rottame recuperato tramite raccolta differenziata, al forno di fusione ma dalla raccolta si deve ottenere un prodotto di buona qualità privo di inquinanti (ferro, alluminio, ceramica).<br />
I vetri differenziati verde, bianco e marrone hanno un colore indelebile a causa della presenza di solfuri, carbone, ossidi di ferro e cromo, in sintesi con rottame misto si ottiene solo vetro verde mentre per avere vetro incolore bisogna usare la medesima qualità. Questa tipologia di raccolta permette non solo un risparmio in termini economici ma una buona pratica semplice da adottare che potrebbe essere applicata in futuro anche per altri materiali come ad esempio la plastica.</p>
<p>(p.m.)</p>
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		<title>Il settimo continente della vergogna</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 17:51:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MES</dc:creator>
				<category><![CDATA[MES per l'ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul sito di Jacopo Fo sono raccolti alcuni filmati americani che mostrano l'esatta portata del disastro ecologico in corso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/plastica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-493" style="margin: 2px;" title="plastica" src="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/plastica.jpg" alt="plastica" width="221" height="170" /></a>Pacific Trash Vortex</strong>, il minestrone di plastica che galleggia nell&#8217;oceano, il settimo continente che l&#8217;uomo con la sua spazzatura è stato capace di costruire.</p>
<p style="text-align: left;">Ulteriori approfondimenti e link a filmati americani che trattano lo sconvolgente ed incredibile argomento sono visionabili sul blog <a href="http://www.jacopofo.com">www.jacopofo.com </a></p>
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		<title>I devastanti sacchetti di plastica</title>
		<link>http://www.movetico.org/eliminiamo-i-sacchetti-di-plastica/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 10:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MES</dc:creator>
				<category><![CDATA[MES per l'ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia slitta di un anno il divieto di commercializzazione ma bisogna fermare questa corsa all'autodistruzione. 
E' necessario utilizzare sacchetti di tela
Nel frattempo si accresce il mostruoso Pacific Trash Vortex la discarica più grande del mondo
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/sacchetti_plastica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-468" style="margin: 2px;" title="sacchetti_plastica" src="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/sacchetti_plastica.jpg" alt="sacchetti_plastica" width="198" height="149" /></a>I sacchetti di plastica sono fatti di polietilene: un termoplastico che si ottiene dal petrolio. Utilizzando una borsa di tela, possiamo risparmiare fino a sei 6 sacchetti alla settimana, dunque riducendo l’uso di sacchetti di plastica, diminuirà il consumo di petrolio, un modo per aiutare il pianeta.</p>
<p>La maggior parte dei politici italiani non brilla di certo per animo ecologista, nonostante l&#8217;estrema sensibilità di molti cittadini nei confronti della natura. Il decreto milleproroghe ha di fatto rinviato di un anno la messa al bando degli stopper  di plastica che doveva avvenire entro il 31 dicembre prossimo. Slitta dunque il divieto di commercializzare “di sacchi non biodegradabili per l’asporto delle merci”. Il comune di Torino ha invece voluto imporre la soluzione della borsa di tela che viene consegnata ad ogni famiglia tramite la società di raccolta rifiuti, anticipando la proroga dell’Italia ed abbattendo una massa di spazzatura inutile. Ogni famiglia ne usa circa un centinaio all’anno. Altre iniziative interessanti sono proposte da <a href="http://www.icaretreviso.org/sobrieta%27/?Il_progetto">www.icaretreviso.org</a> la  filosofia della &#8220;rivoluzione dei dettagli&#8221;, rientrante nel percorso &#8220;sobrietà  come stile di vita&#8221; che vede impegnate associazioni, scuole ed enti  locali a dare un contributo per fermare la corsa  all&#8217;autodistruzione.<a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/SacchettiDiPlastica1.pps"> SacchettiDiPlastica</a></p>
<p><a href="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/Charles-Moore.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-474" style="margin: 2px;" title="Charles Moore" src="http://www.movetico.org/wp-content/uploads/Charles-Moore.jpg" alt="Charles Moore" width="163" height="217" /></a>Purtroppo la maggior parte della plastica finisce nell’oceano dove esiste un “minestrone galleggiante di plastica” detto anche <strong>Pacific Trash Vortex</strong> la discarica più grande del mondo. Un quinto della spazzatura è gettato in mare dalle navi. <strong>Charles Moore</strong>, miliardario convertito alla causa ambientale, si imbattè in questo mare di immondizia (causa la morte di piu&#8217; di un milione di uccelli e di 100mila mammiferi marini l&#8217;anno), nel ’97 e la scoperta gli cambio la vita. Fondò infatti  <em>Algalita Marine Research Foundation,</em><em> </em>dal nome <em>del </em>suon catamarano utilizzato per le ricerche marine, con lo scopo di studiare possibili soluzioni per rimediare all&#8217;enorme scempio <a href="http://www.algalita.org/about-us.html">www.algalita.org</a><br />
Plastica e materiali non biodegradabili, formano una enorme zuppa tossica, che vaga nell&#8217;oceano e con l&#8217;andar del tempo si spezzetta in particelle sempre più piccole che vengono ingerite dagli animali che muoiono avvelenati.<em><br />
(p.m.)</em></p>
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